“Mi impegno contro lo spreco: così mi sento parte della comunità”


Elia Canonico è un foodbuster, “acchiappa” il cibo che rischia di essere buttato e lo consegna alle mense sociali marchigiane. Elia è il protagonista di questa puntata del podcast e del blog.
Elia Canonico, 25enne di Senigallia, lavora come assistente e operatore sociale. Da un paio d’anni, è volontario di Foodbusters Odv, associazione di Falconara Marittima che “salva” il cibo che rischia di essere sprecato e lo dona a chi ne ha bisogno, nelle Marche e non solo.

Come sei diventato un foodbuster?
Nel periodo in cui facevo il Servizio civile, avevamo organizzato un evento con un catering. Finita la serata, era avanzato un sacco di cibo ed ecco pronto arrivare Diego (Ciarloni, presidente di Foodbusters Odv, ndr) e gli altri foodbusters, con la pettorina, i carrellini, gli scatoloni e i guanti. Sono rimasto molto colpito da questa iniziativa sociale, ma c’era anche un po’ di rivincita mia personale perché, in quel periodo, facevo anche il cameriere e vedevo sprecata e buttata via una quantità inenarrabile di cibo.
Quando li hai visti “in azione”, cosa hai pensato?
Mi ha colpito la loro energia. Mi sono detto: “Chi sono? Che ci fanno qui?”. Poi, ci ho parlato e mi hanno spiegato. Mi è sembrata da subito un’atmosfera interessante. Un po’ di tempo dopo, visto che volevo fare un’esperienza di volontariato, ho scritto a Diego, ed eccomi qui.
Che fa un foodbuster?
Letteralmente, “acchiappa” il cibo. Prendiamo il furgoncino o la macchina, ci rechiamo dove ci chiamano, distanza permettendo, con tutti i nostri “attrezzi” e prendiamo quello che viene cucinato, ma non portato a tavola. Cibo buonissimo, di prima qualità, che non è stato neanche visto da una persona che non sia il cuoco.
Questa è la prima fase, poi che succede?
Una volta ritirato il cibo, mettiamo tutto nei nostri mezzi o lo portiamo direttamente nei luoghi, come le mense sociali, dove lo distribuiscono a chi ne ha bisogno.

C’è un “recupero” che ti ha colpito di più?
Qualche tempo fa, durante un “recupero” di una cena aziendale, la persona che ci aveva chiamati ci ha detto di averci conosciuti grazie a un volantino portato a casa dal figlio, che aveva partecipato con la scuola a una delle nostre attività educative. È stato molto potente perché mi ha dato l’idea di una circolarità di informazioni e mi ha fatto capire che la sensibilizzazione nei confronti dei bambini e dei ragazzi più giovani è veramente una gran cosa, che porta risultati.
Hai mai incontrato le persone che ricevono il “vostro” cibo?
Credo che nella storia di Foodbusters sia capitato molte volte, a me personalmente non ancora, perché i tempi non sempre lo permettono. Spesso, gli eventi finiscono la sera tardi e, quando arrivi a consegnare le cose, c’è solo il custode che ti apre.
Un’autentica filiera del bene.
Sì, che però è soprattutto organizzazione, perché anche il recupero e la consegna non durano mai più di tanto. È solo questione di ingranaggi che si muovono e di qualcuno che li deve muovere.
In base alla tua esperienza, cosa spinge le persone a chiamarvi?
Spesso si tratta di persone sensibilizzate alla difesa dell’ambiente e alla lotta allo spreco alimentare, spinte da motivazioni idealistiche. Lo vedo anche con tanti miei amici che, lavorando nei ristoranti, quando avanzano delle cose, le portano a casa, per non buttarle. È una consapevolezza generale che, grazie a Dio, le persone iniziano ad avere.

Come ti fa sentire far parte di questa realtà?
Bene. Mi libera anche un po’ la mente da alcuni pensieri, come l’idea che ci sono tanti problemi e che io non sto facendo nulla per provare a risolverli. Essere un foodbuster mi dà la consapevolezza di poter fare qualcosa, sebbene nel mio piccolo. Quando a una singola cena, riesci a prendere così tanto cibo da poter sfamare una decina di famiglie, ti rendi davvero conto della proporzione del problema. Grazie a questa esperienza, ho capito che, se sprecassimo la metà di quello che sprechiamo, tutto il mondo potrebbe mangiare tranquillamente.
Ci dici con una parola cosa rappresenta per te il volontariato?
Azione. Anche da un punto di vista politico, specialmente noi giovani, siamo un po’ passivi. Fare questo, invece, mi dà un senso di azione. Credo che in quello che faccio non ci sia solo un buon proposito, ma anche il sentirmi parte di una comunità, della vita sociale. Sentire di essere in azione, di non star fermo a vedere passivamente quello che succede, mi fa stare bene. Io, come Elia, ho bisogno di farlo. È molto importante per me.

CSV Marche ETS - Centro Servizi per il Volontariato delle Marche ETS - Via Della Montagnola 69/a - 60127 Ancona
C.F. 93067520424 - Partita IVA 02596800421 - iscrizione al RUNTS decreto n. 85 del 24/05/2022 | Privacy Policy