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panorama di San Benedetto verso il mare
ph: Luigi936, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

Elezioni amministrative a S. Benedetto del Tronto, intervista ai candidati sui temi del Terzo settore

18 Maggio 2026
Autore: Ufficio Stampa CSV Ancona
Città: S. BENEDETTO DEL TRONTO (Ap)

Il CSV Marche ETS ha rivolto ai candidati a Sindaco della città tre domande su alcuni temi d’interesse trasversale per il terzo settore locale. Pubblichiamo di seguito le risposte pervenute in ordine alfabetico dei candidati.

In vista delle prossime elezioni amministrative a San Benedetto del Tronto, ospitiamo uno spazio di approfondimento con i candidati a Sindaco, per conoscere le loro visioni relativamente ad alcune priorità, esigenze e temi rilevanti per il terzo settore locale. Pubblichiamo di seguito le risposte pervenute in ordine alfabetico per cognome dei candidati.
N.b. Il CSV Marche ETS non esprime opinioni politiche né sostiene alcun candidato. L’iniziativa ha scopo puramente informativo per favorire la conoscenza delle posizioni dei candidati sui temi d’interesse trasversale del Terzo settore.

Il Terzo settore di San Benedetto del Tronto è una risorsa indispensabile per il welfare, la cultura e la coesione della città, ma affronta sfide strutturali che richiedono una visione politica chiara. Se verrà eletto/a Sindaco/a:

1) Quali sono le priorità strategiche che la sua amministrazione intende attuare per valorizzare le realtà associative del territorio?

Maria Elisa D’Andrea: Se sarò eletta Sindaca, partirò da un punto fermo: il Terzo settore non è un semplice fornitore di servizi, ma un vero e proprio corpo intermedio capace di generare relazioni, fiducia e coesione sociale. Senza questo tessuto vivo, la Pubblica amministrazione da sola non è in grado di rispondere in modo efficace e umano ai bisogni della comunità. Le priorità strategiche della mia amministrazione si muoveranno lungo tre direttrici chiare.
La prima è il riconoscimento pieno del valore del Terzo settore. Questo significa superare una logica meramente prestazionale e costruire un rapporto paritario, basato sulla co-programmazione e coprogettazione degli interventi, come previsto dal principio di sussidiarietà sancito dalla Costituzione. Le associazioni devono essere coinvolte non a valle, ma a monte delle decisioni.
La seconda è la costruzione di reti e sinergie. Favoriremo spazi strutturati di confronto tra enti del Terzo settore, istituzioni e mondo delle imprese, promuovendo la contaminazione di competenze e conoscenze. L’obiettivo è creare un ecosistema collaborativo in cui ciascun attore contribuisca allo sviluppo della comunità, senza che il Terzo settore perda la propria identità, autonomia e capacità critica.
La terza è il rafforzamento delle condizioni operative. Questo significa semplificazione amministrativa, accesso facilitato a spazi e risorse, sostegno alla formazione e alla crescita organizzativa. Dare dignità al Terzo settore vuol dire anche metterlo nelle condizioni di lavorare bene […] *


* Il testo originale superava le 1.500 battute ed è stato ridotto dalla redazione per garantire parità di spazio a tutti i candidati

Nicola Mozzoni: Le realtà associative rappresentano una delle colonne portanti della vita sociale, culturale e sportiva di San Benedetto del Tronto. La nostra amministrazione intende valorizzarle attraverso una strategia concreta fondata su tre priorità.
La prima è creare un rapporto stabile e diretto tra Comune e associazioni, attraverso un ufficio dedicato o un coordinamento permanente che semplifichi bandi, autorizzazioni, utilizzo degli spazi pubblici e progettazione condivisa.
La seconda è investire su spazi, visibilità e programmazione: vogliamo mettere a disposizione luoghi adeguati, promuovere calendari coordinati di eventi e favorire reti tra associazioni, scuole, turismo e commercio, affinché ogni realtà possa diventare parte attiva dello sviluppo cittadino.
La terza è sostenere economicamente e progettualmente il terzo settore, premiando iniziative che producano valore sociale, inclusione, cultura, sport e sostegno alle famiglie. San Benedetto deve diventare una città che non considera le associazioni come semplici interlocutori, ma come partner strategici nella costruzione del benessere collettivo. Dove il tessuto associativo è forte, la comunità è più coesa, attrattiva e capace di affrontare le sfide future.

Anche il candidato Giorgio Fede è stato invitato a rispondere, ma non ha fatto pervenire la sua risposta.

2) Uno dei problemi più sentiti dalle associazioni è la mancanza di sedi e spazi adeguati per le attività degli enti: quali soluzioni concrete propone?

Maria Elisa D’Andrea: Serve realismo, prima di tutto: pensare di garantire una sede dedicata a ogni Ente del Terzo Settore non è sostenibile né economicamente né logisticamente. Ma questo non significa lasciare le associazioni senza risposte, significa cambiare approccio.
La proposta concreta è lavorare sulla rigenerazione e sull’uso intelligente del patrimonio pubblico inutilizzato o sottoutilizzato. Ci sono spazi nella città che possono tornare a vivere: edifici dismessi, locali poco utilizzati, strutture pubbliche che possono essere ripensate. L’obiettivo è trasformarli in luoghi condivisi, veri e propri hub di comunità.
Parlo di spazi di coworking sociale, dove più enti del Terzo settore possano operare insieme; luoghi di partecipazione attiva, dove si costruiscono progetti comuni; ambienti aperti alla contaminazione di idee, competenze e progettualità. Non semplici “stanze”, ma ecosistemi vivi. Questo modello ha un vantaggio chiaro: invece di frammentare le risorse, le moltiplica. Favorisce collaborazione invece che isolamento, crea economie di scala, rafforza le reti tra associazioni e aumenta l’impatto sul territorio.
Il ruolo dell’amministrazione sarà duplice: da un lato facilitare l’accesso a questi spazi con procedure semplici e trasparenti; dall’altro accompagnare la nascita di queste comunità di pratica, sostenendo modelli di gestione condivisa e responsabile.
In questo modo il Terzo settore non trova solo “una sede”, ma trova un luogo dove crescere, collaborare e generare valore per tutta la comunità.

Nicola Mozzoni: La mancanza di sedi e spazi adeguati è una criticità reale che limita la crescita del mondo associativo. La nostra amministrazione intende affrontarla con un piano concreto di rigenerazione, ottimizzazione e programmazione. Il primo obiettivo sarà censire e recuperare immobili comunali inutilizzati o sottoutilizzati, trasformandoli in poli civici, culturali e sociali accessibili alle associazioni attraverso criteri trasparenti. Parallelamente, vogliamo creare una rete di spazi condivisi, flessibili e prenotabili, distribuiti nei quartieri, per favorire attività culturali, sociali, sportive e formative senza costi insostenibili. Fondamentale sarà anche inserire nei progetti urbanistici futuri luoghi destinati alla partecipazione e all’aggregazione, riconoscendo il valore sociale delle associazioni nella pianificazione della città.

Anche il candidato Giorgio Fede è stato invitato a rispondere, ma non ha fatto pervenire la sua risposta.

3) In che modo intende rendere operativa l’Amministrazione Condivisa, passando da una logica di semplice ‘contributo’ a una di co-programmazione e co-progettazione con gli Ets, come previsto dall’art. 55 del Codice del Terzo settore?

Maria Elisa D’Andrea: Rendere operativa l’Amministrazione Condivisa significa cambiare mentalità prima ancora che strumenti. La logica del “contributo” ha mostrato tutti i suoi limiti: è spesso episodica, non programmata, e soprattutto non consente al Terzo Settore di crescere, consolidarsi e strutturarsi. In questo modo le organizzazioni restano fragili, dipendenti e poco valorizzate nel loro reale potenziale. Per questo intendiamo attuare pienamente quanto previsto dall’art. 55 del Codice del Terzo Settore, facendo della co-programmazione e della co-progettazione strumenti ordinari di lavoro.
La co-programmazione servirà a costruire insieme la lettura dei bisogni del territorio e a definire le priorità di intervento. Non decisioni calate dall’alto, ma un’analisi condivisa che valorizzi la conoscenza diretta che gli ETS hanno delle fragilità e delle risorse della comunità.
La co-progettazione, invece, sarà lo strumento per sviluppare risposte innovative. È un dispositivo giuridico potente perché mette insieme idee, competenze e visioni diverse, favorendo creatività e capacità di adattamento a emergenze sociali in continua evoluzione.
Detto con chiarezza: la co-progettazione non è la soluzione a tutto. Quando il bisogno è noto, definito e richiede una risposta standardizzata, il bando resta lo strumento più efficace e trasparente. Ma quando ci troviamo di fronte a problemi complessi, nuovi o in trasformazione, allora la coprogettazione diventa la modalità più adeguata, perché consente di costruire soluzioni insieme, non di limitarci ad acquistarle.
[…]*
* Il testo originale superava le 1.500 battute ed è stato ridotto dalla redazione per garantire parità di spazio a tutti i candidati

Nicola Mozzoni: La nostra visione è superare definitivamente il modello assistenziale del semplice contributo economico, adottando una vera amministrazione condivisa fondata su co-programmazione e co-progettazione, come previsto dall’articolo 55 del Codice del Terzo Settore. Questo significa coinvolgere stabilmente gli Enti del Terzo Settore nella definizione delle politiche sociali, culturali, educative e territoriali, non solo come beneficiari, ma come partner strategici nella costruzione delle soluzioni. Intendiamo istituire tavoli permanenti tematici, regolamenti chiari per l’attivazione di percorsi condivisi e strumenti amministrativi capaci di semplificare la collaborazione tra Comune ed Ets. L’obiettivo è costruire interventi più efficaci, radicati nei bisogni reali della comunità, valorizzando competenze, prossimità e capacità di innovazione del mondo associativo.

Anche il candidato Giorgio Fede è stato invitato a rispondere, ma non ha fatto pervenire la sua risposta.

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