
Quel desiderio chiamato “socialità”
(da Vdossier*) – Il Patto Educativo del territorio di Fabriano ha messo in dialogo giovani, scuole e associazioni. Ne è nata una co-progettazione fondata sull’ascolto.
La voglia che muove tutto è quella della socialità: avere occasioni, spazi e modalità per incontrarsi, oltre la lontananza e la chiusura in piccole bolle solitarie.
È ciò che sta emergendo nel Patto Educativo Territoriale di Comunità, che ha preso forma nell’Ambito Territoriale Sociale 10, in provincia di Ancona, attraverso una rete che vede coinvolto il Csv Marche e che unisce le istituzioni scolastiche presenti, i Comuni, l’azienda sanitaria locale, diverse associazioni, oltre alle rappresentanze delle organizzazioni sindacali e della società civile. Un percorso nato affinché le varie realtà, come il Centro Servizi per il Volontariato, potessero dare il proprio contributo su come favorire il dialogo con i giovani.
“Il bisogno di socializzazione viene dalla voce dei più giovani, che nel Patto Educativo Territoriale hanno fatto emergere la voglia di dire la loro, di sentirsi protagonisti delle scelte, senza che queste vengano calate dall’alto”.
A spiegarlo è il coordinatore dell’ATS 10, Lamberto Pellegrini, che aggiunge: “Dall’avvio della comunità educante abbiamo unito le forze per mettere a fuoco le esigenze educative delle nuove generazioni. L’approccio si è fondato sull’ascolto. Nel percorso, alcuni dirigenti scolastici degli istituti superiori coinvolti hanno favorito un rapporto più diretto fra il mondo della scuola e quello extrascolastico”.
Sono due i progetti sul punto di partire, in vista del nuovo anno scolastico, entrambi legati al desiderio dei ragazzi di stare insieme e rafforzare le relazioni. Nei prossimi mesi prenderà il via “Mettiti in gioco”, dove ragazze e ragazzi puntano ad andare oltre l’incontro online, trasformando questi momenti in occasioni di incontro informale nel mondo reale. “Si tratta di rompere l’uso improprio del dispositivo elettronico e trasformarlo in qualcos’altro”, spiega ancora Pellegrini. A questo progetto si affianca un’altra iniziativa, sempre nel segno dello stare insieme in uno spazio condiviso, dedicata ai giochi di ruolo.
Già nei mesi scorsi, attraverso il Patto Educativo Territoriale di Comunità, in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale locale e con gli studenti, sono state organizzate quattro assemblee all’interno degli istituti scolastici su temi proposti dai rappresentanti degli istituti. Si è discusso di conflitti, affettività e sessualità, disturbi alimentari, violenza di genere.
E ancora, grazie alle risorse messe a disposizione dal progetto, è stato possibile riaprire i Centri di Aggregazione Giovanile (CAG), che erano rimasti parzialmente chiusi e che oggi sono tornati a essere presidi per le nuove generazioni, in un territorio che, come hanno lamentato i giovani coinvolti, negli anni si è andato impoverendo proprio di luoghi fisici dove incontrarsi, soprattutto nelle frazioni isolate.
La comunità educante delle zone di Fabriano ha messo a punto le proprie strategie grazie alla collaborazione con l’Università della Strada – Gruppo Abele e i suoi esperti nel lavoro con i giovani, all’interno di un progetto realizzato grazie al bando “Costruire Futuro” di Fondazione Cariverona. A giugno, un evento con la partecipazione di Don Luigi Ciotti, è servita a ricordare il valore di questo laboratorio sociale.
Come aggiunge Pellegrini: “Dal nostro percorso, ‘Costruire la Comunità Educante’, abbiamo distillato alcune parole chiave, che rappresentano passaggi cruciali per trasformare il nostro agire in qualcosa di stabile e al contempo dinamico: riconoscere, condividere saperi, mettere a disposizione spazi e risorse, ascoltare”.
Parole chiave per animare un territorio e mettere in relazione le sue soggettività e risorse associative, in uno scambio continuo di dialogo e collaborazione.





