“Prendendomi cura dei miei ‘nonnetti’, sento ancora vicino il mio”


Dall’esperienza in famiglia al desiderio di aiutare i malati di Alzheimer: Maria Ottavia Drago è la protagonista di questa puntata del podcast e del blog.
“Qualche anno fa, mio nonno si è ammalato di Alzheimer. È stato un periodo molto delicato perché faceva fatica a riconoscere le persone e ogni tanto perdeva qualcosa. È stato in quel momento che abbiamo conosciuto l’associazione. Ci ha aiutato tantissimo. Così, a un certo punto, ho deciso di farne parte”.

Maria Ottavia Drago ha 27 anni ed è di Jesi. Grafica e artigiana di materiali di recupero, da quattro anni è volontaria di Alzheimer Marche Odv, associazione con sede ad Ancona, presente anche a Jesi, Sassoferrato, Cerreto d’Esi e Osimo, che supporta le famiglie delle persone malate di Alzheimer.
Da persona aiutata a persona che aiuta, cosa ti ha spinto a fare questo passo?
Esserci passata personalmente è stato determinante. Mi sono detta: “Perché non mettermi al servizio di queste persone e, magari, anche delle loro famiglie?”. Chi non ha un nonno o una nonna in casa con un problema di questo tipo? Quindi, ho detto: “Facciamolo”.
Di cosa ti occupi nell’associazione?
Soprattutto dei Caffè Alzheimer. Sono attività ricreative rivolte agli anziani, che si tengono un pomeriggio a settimana. Organizziamo laboratori di vario genere: arte terapia, pet therapy, ginnastica dolce e tanta musica, perché a loro piace molto.

Da giovane, come ti fa sentire prenderti cura di persone anziane?
Per me sono come dei nonni, perché in loro vedo la dolcezza dei nonni. Infatti, dico sempre: “Oggi vado dai miei nonnetti”. In loro rivedo mio nonno e mi fa davvero molto piacere perché, in questo modo, lui vive ancora un po’ in me.
C’è un ricordo della tua esperienza da volontaria a cui sei più legata?
Ce ne sono diversi. Per esempio, il mercatino che facciamo sempre a Natale, in cui vendiamo gli oggetti creati dagli anziani durante i laboratori. O la Giornata dei nonni, quando invitiamo i loro nipoti.
Capita che gli anziani ti raccontino della loro vita passata?
Mi è capitato di recente con un signore che è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica perché aveva restituito una valigetta persa da un uomo. Se l’è ricordato e me l’ha raccontato. È stato bello.

Cosa porti a casa dopo un pomeriggio di volontariato?
La felicità negli occhi di queste persone e l’appagamento per aver dato il mio contributo. È bello farlo perché senti di aver dato un po’ di sollievo sia a loro sia alle loro famiglie. Capita, infatti, che anche i familiari degli anziani abbiano bisogno di parlare un po’, di raccontare la loro situazione, per chiedere consigli su come comportarsi. Quando mi ringraziano per aver dedicato loro un po’ di tempo, mi sento davvero bene.
Ci dici con una parola cosa rappresenta per te il volontariato?
Ne dico due: storie e amore. Storie perché nell’associazione vedo tante storie diverse. Penso ai mestieri che gli anziani svolgevano da giovani. Proprio su questo abbiamo fatto una bellissima mostra fotografica che ci ha permesso di conoscerli in un’altra fase della loro vita. Amore perché, se non avessi questo amore per il volontariato, non farei quello che faccio.

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