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Da strutture emergenziali a comunità emergenti, nuovi cohousing nelle casette post sisma

23 Aprile 2026
Autore: Marco Benedettelli
Città: MONTE SAN GINESIO (Mc)

 (Vdossier*) – Il villaggio sui Monti Sibillini trasforma i moduli Sae per i terremotati in casette “Cae” per persone con fragilità, dentro un nuovo ecosistema di relazioni grazie a un percorso favorito anche dall’animazione territoriale del Csv Marche.

Il Villaggio Cae, nato nell’entroterra dei Monti Sibillini, racconta già nel suo acronimo la volontà di trasformare l’esistente in qualcosa di innovativo. La nuova comunità nasce infatti dalla riconversione delle Sae del post sisma, i moduli di “Struttura abitativa emergenziale”, in Cae, cioè casette di “Comunità abitativa emergente”. Non è un centro diurno per persone con disabilità, né una residenza per anziani. È un ecosistema che unisce queste due dimensioni.

Si tratta di un progetto di cohousing permanente, dove già convivono persone anziane e persone con disabilità. Siamo nella provincia interna di Macerata, nel Comune di San Ginesio, precisamente nel villaggio di Pian di Pieca, in contrada Ficcardo. Qui 15 casette Sae, realizzate nell’emergenza del sisma 2016, stanno diventando nuovi moduli abitativi in cui anziani, persone con disabilità e, più in generale, persone fragili possono andare a vivere. Una delle strutture ospita inoltre la Sala comune, spazio laboratoriale e luogo di attività condivise e di incontro. Ora che gli ultimi sfollati del terremoto, dopo quasi dieci anni di ricostruzione, stanno tornando nelle loro vere case, quel villaggio trova una nuova funzione.

Ma non solo. Il Cae nasce anche per essere una rete aperta e diffusa, capace di rispondere ai bisogni delle persone che vivono su tutta l’area, in ascolto delle vulnerabilità più diverse. Le sue azioni si allargano a 17 Comuni della provincia di Macerata, tra il capoluogo, Treia e i 15 Comuni dell’Ats 16.

Il progetto, finanziato dalla Regione Marche con risorse del Fondo sociale europeo Plus, PR Marche Fse+ 2021-2027, prende forma nel cuore del territorio maceratese grazie all’impegno di un gruppo di soggetti, ciascuno portatore di una propria specificità. Capofila è Anffas Sibillini Aps, insieme a Meridiana Cooperativa sociale, Anteas Macerata Odv, L’Albero dei Cuori Anteas Aps e La Gomena Onlus. Un percorso favorito anche dall’animazione territoriale del Csv Marche.

A raccontare ciò che sta sempre più prendendo forma sono Cinzia Antognozzi, presidente di Anffas Sibillini, Giuseppe Monaldi, consigliere e vicepresidente della Fondazione Dopo di noi Anffas Sibillini, e Antonio Franchini, collaboratore della stessa associazione, che ha la propria sede, La Casa nel Cuore, affacciata sulla Comunità abitativa emergente ed è a essa collegata da tante attività progettuali.

“Il Villaggio Cae nasce dalla volontà, prima di tutto, di permettere alle persone di uscire dalla propria solitudine e di entrare in una comunità viva, senza essere sradicate dal territorio di appartenenza”, spiegano.

La dimensione che sta prendendo forma è quella di un ecosistema di relazioni, nel quale la struttura emergenziale diventa comunità emergente. Una trasformazione che nasce dalla cura. Presso l’insediamento è stato aperto un orto sociale, popolato sia dalle persone che frequentano la Casa nel Cuore di Anffas, sia da altre associazioni, sia dagli anziani che riescono a coltivarlo grazie alla sua struttura rialzata ed ergonomica.

“Ognuno nelle case Cae vive la propria vita secondo i propri ritmi, ma poi condivide azioni, possibilità, servizi e momenti diversi. È una formula ibrida, che va oltre sia l’isolamento nelle proprie abitazioni sia la vita nelle strutture comunitarie più tradizionali”, aggiungono ancora i coordinatori di Anffas Sibillini.

Il tutto si sviluppa in un contesto complesso come quello dell’entroterra appenninico, dove si è immersi in un’atmosfera rarefatta, fatta di distanze disseminate in un paesaggio dall’orografia frastagliata.

Nuove forme aggregative per le aree interne, cura delle persone più vulnerabili, ma anche animazione territoriale. Il progetto unisce queste tre dimensioni. L’idea di accorpare, nel segno del cohousing, le esigenze delle persone anziane e quelle dei percorsi di autonomia legati al “Dopo di noi” delle persone con disabilità è frutto anche dell’animazione territoriale di Csv Marche. Il progetto è maturato durante un convegno in più tappe dal titolo “Oltre le case di riposo e l’assistenza domiciliare: nuove forme di residenzialità e servizi per anziani fragili”, che il Centro servizi per il volontariato ha sostenuto come azione di formazione partecipata, ovvero nell’alveo di quei percorsi che servono a offrire nuovi strumenti di crescita al territorio e metodi di azione in rete.

A spiegarlo è Nazzareno Tartufoli, presidente dell’Albero dei Cuori Anteas, l’associazione che ha ideato e curato il convegno dove il villaggio ha preso sempre più forma e che, per il progetto Cae, si occuperà anche, secondo la propria specializzazione, dei trasporti tra i Comuni coinvolti.

“Durante gli incontri abbiamo messo ancora più a fuoco che i servizi della nostra associazione potevano fondersi nel progetto con quelli di Anffas Sibillini, perché c’è una convergenza di bisogni tra persone anziane e persone con disabilità. E anzi, la loro convivenza sociale è particolarmente felice: c’è una cura comune. Da lì è nata l’idea di unire i nostri sforzi”.

Recenti studi, coordinati anche dall’Università Politecnica delle Marche nell’ambito dello studio Smart Village, mostrano come nel territorio del cratere sismico il 50 per cento delle persone anziane viva in solitudine. Da qui la necessità di attivarsi con un progetto capace di mobilitare forze diffuse, secondo un punto di vista nuovo. Il modello prevede il monitoraggio dello stato di salute fisico e cognitivo delle persone a livello domiciliare, con l’obiettivo di prevenire eventi acuti e migliorare la qualità della vita. L’obiettivo è favorire una presa in carico leggera, capace di tenere insieme diverse dimensioni: dal supporto per le visite sanitarie fino agli aspetti sociali, legati anche all’intrattenimento, alle feste e ai laboratori.

Un servizio articolato, reso possibile dalle competenze complementari che ciascun soggetto del partenariato mette in campo. Sono stati così ideati i cosiddetti Maggiordomi di comunità, figure che offrono ascolto e supporto nella vita quotidiana, dalle pratiche burocratiche all’accompagnamento ai servizi. Ci sono poi i servizi di trasporto sociale, gestiti dalle associazioni Anteas, per facilitare gli spostamenti verso ospedali, uffici, negozi e luoghi di aggregazione. E ancora i laboratori socio-aggregativi aperti ai beneficiari e alla cittadinanza, i percorsi di vita indipendente per persone con disabilità intellettiva, con esperienze di autonomia e momenti di formazione, e il sostegno psicologico alle famiglie, in particolare sul tema del “Dopo di noi”.

Il progetto del Villaggio Cae punta a diventare autonomo anche attraverso percorsi di inclusione lavorativa e altre forme di sostenibilità che vadano oltre il finanziamento regionale. Lo sguardo è rivolto ai bisogni di un universo ampio di persone: sono circa 130 quelle coinvolte in questa prima fase. Tutto questo dentro una dimensione fatta di relazioni nuove, trasversali, emergenti e stabili, tutt’altro che emergenziali.

*di Marco Benedettelli
Articolo tratto da Vdossier – Il webmagazine del volontariato

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