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Il primo piano di una ragazza
Ulsiana Plaku

Ulsiana Plaku e le donazioni di chi migra

25 Giugno 2026
Autore: Marco Benedettelli
Città: ANCONA

(da Vdossier*) – La partecipazione dei cittadini di origine straniera è in crescita. Una giovane di origine albanese racconta la sua esperienza con AVIS Ancona

Nel mezzo di un rumore di fondo fatto di agghiaccianti semplificazioni, frasi d’odio e idee strampalate che parlano di “remigrazione” come se si parlasse di frutta e verdura al mercato, c’è intanto una normalità che scorre nella vita di tutti i giorni e porta verso il grande mare della convivenza. È quella della donazione di sangue, che si diffonde e si radica con allegria, fiducia, speranza e leggerezza anche fra chi italiano non è dalla nascita, ma lo è diventato, o fra chi in Italia vive e lavora.

Le donazioni da parte dei cittadini di origine migrante crescono: lo indicano vari segnali e alcune cifre rivelatrici. Non è però possibile avere un dato dettagliato, anche perché il sistema nazionale pubblica le informazioni per età, sesso, territorio e periodicità, ma non rende disponibile una disaggregazione sistematica per cittadinanza, Paese di nascita o origine migrante.

Sappiamo però che nel 2020 AVIS censiva 47 mila iscritti stranieri, circa 30 mila dei quali provenienti da Paesi dell’Unione europea. Un dato fornito dall’associazione in occasione del rapporto di CSVnet “Volontari inattesi”, dedicato proprio al ruolo nell’associazionismo e nel dono del proprio tempo di chi ha un’origine migrante.

Sappiamo anche che le donazioni di sangue aumentano in alcune delle regioni nelle quali la presenza straniera è più radicata e che molte associazioni sottolineano diffusamente il ruolo cruciale delle persone migranti nella donazione. Si moltiplicano inoltre gli studi e gli articoli dedicati alle abitudini e alla propensione al dono da parte dei giovani e delle giovani di origine straniera.

In assenza di una statistica ufficiale, una testimonianza in carne e ossa – e sangue – che va oltre i numeri è quella di Ulsiana Plaku, arrivata dall’Albania in Italia a 15 anni per raggiungere il padre e oggi donatrice con l’AVIS di Ancona. Una storia come tante, che racconta come la società cresca anche attraverso il volontariato.

Da quanto tempo doni?

Dono da pochissimo: ho effettuato la mia prima donazione ad aprile. In realtà era da molto tempo che volevo farlo, ma tra i tanti impegni continuavo a rimandare. Alla fine mi sono decisa e ho iniziato questo percorso.

Sei quindi una neodonatrice. Come ti sei avvicinata all’AVIS?

Era da diversi anni che pensavo di donare. Quando ho avuto un periodo un po’ più tranquillo al lavoro, ho cercato informazioni online e ho contattato direttamente l’AVIS. Mi hanno spiegato come procedere e mi hanno fissato un appuntamento per le analisi preliminari. Diciamo che mi sono mossa autonomamente, informandomi e chiamando l’associazione.

Avevi già degli esempi in famiglia o tra i tuoi amici?

Conoscevo un paio di amici che già donavano. Anche il mio compagno desiderava farlo da tempo e alla fine abbiamo deciso di iniziare insieme. Ci siamo incoraggiati a vicenda: ogni tanto uno ricordava all’altra che dovevamo prendere appuntamento. Poi ci siamo decisi e abbiamo fatto insieme questo primo passo.

Conosci altre persone di origine straniera che hanno deciso di donare?

Sì. Anche mio fratello ha deciso di iniziare. La sua compagna, una ragazza di origine rumena, donava già da uno o due anni. Vedendo lei e poi anche me, alla fine ha scelto anche lui di diventare donatore.

Che cosa ti ha spinto a donare?

È un gesto che a me costa pochissimo, quasi nulla, ma che può contribuire a salvare delle vite. Il sangue è una delle poche cose che ancora non si possono produrre artificialmente: deve necessariamente essere donato da qualcuno. Sapere che un gesto così semplice può essere utile a tante persone è la ragione principale che mi ha spinto a farlo.

*di Marco Benedettelli

Vai qui per l’articolo in Vdossier https://www.vdossier.it/2026/06/18/ulsiana-plaku-e-le-donazioni-di-chi-migra/

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