“Grazie al volontariato cresco, imparo e aiuto il mio territorio”


Sofia Giannini a Comunanza (Ap) studia per valorizzare i borghi come quello in cui è cresciuta e con Abitare Aps, di cui è volontaria, mette in pratica ciò che impara. Ascolta il podcast o leggi il post.

“Da soli non si va lontano”. Una frase che Sofia Giannini ha scolpita nella mente e che ha spinto la 24enne di Comunanza (Ap), laureanda in Economia, territorio e ambiente all’Università di Macerata, a trovare un gruppo con cui provare a valorizzare ciò a cui tiene tantissimo: il “suo” paese. Quel gruppo è Abitare Aps, associazione nata poco più di un anno fa nel comune dell’Ascolano, di cui Sofia è volontaria.
Come hai conosciuto l’associazione?
Grazie ai social. Ho letto che era appena nata, proprio a Comunanza, e che voleva occuparsi di temi che mi interessano. Mi sono detta: “Mettiamoci alla prova e vediamo come va”. Ho contattato il direttivo che, poco dopo, ha organizzato un open day. Lì ho capito che faceva per me.
È la tua prima esperienza di volontariato?
Sì. In passato, ho dato una mano in altre associazioni, ma è la prima volta che mi impegno tanto per qualcosa che mi piace davvero.

Che cos’ha di diverso Abitare?
È un’associazione che si basa sul territorio e che si rivolge a tutti. Nasce con l’obiettivo di mettere competenze e passioni al servizio della comunità, per ridare uno slancio strategico e sociale all’entroterra. Tutto è partito dal terremoto e dalla lotta allo spopolamento. Nei paesi piccoli che hanno pochi servizi è naturale che, se un giovane deve trasferirsi per qualche motivo in una città, difficilmente torna. Io faccio parte di quell’uno percento che non ha sentito questo bisogno e che resiste perché è convinto che, a differenza delle città, qui c’è ancora tanto da creare.
Perché il nome Abitare?
Perché spiega alla perfezione quello che vogliamo fare: abitare un luogo nel presente, cogliendone le opportunità.
Che fa un volontario dell’associazione?
Tante cose. Per esempio, aiuta a organizzare le iniziative, che siano passeggiate guidate, seminari, presentazioni di libri o altro, realizzando le locandine e trovando i luoghi per ospitarle. Penso che quello che sto imparando mi sarà molto utile per il lavoro che vorrei fare. E poi mi dà molta più sicurezza: parlare con nuove persone, doverti esprimere in un certo modo, contattare gli ospiti per gli incontri ti forma per la vita lavorativa.

Come ti fa sentire far parte di questo progetto?
Mi dà la sensazione di appartenere a qualcosa e questo mi sprona ad andare avanti, anche grazie al fatto che si è creato un gruppo di amicizia che va oltre l’associazione. Credo molto nel gruppo, perché da soli non di va lontano.
Da giovane, cosa diresti a un altro giovane per spronarlo a fare volontariato?
Che non bisogna pensare al volontariato come a un obbligo, ma anche che non significa solo dare una mano. Fare volontariato vuol dire soprattuttto ricevere esperienza. Inoltre, impari ad ascoltare, a stare insieme e a goderti qualcosa che ti piace.
Dopo un’attività da volontaria che ti porti a casa?
Un bel bagaglio da raccontare alla mia famiglia durante la cena, un senso di soddisfazione per quello che siamo riusciti a fare e la consapevolezza che non è finita lì, perché ci saranno altre attività da realizzare.

C’è un episodio della tua attività di volontariato a cui sei più legata?
La passeggiata organizzata al Lago di Gerosa. In quinto superiore, visto che c’era il Covid, per l’esame di maturità abbiamo dovuto svolgere un elaborato. Io l’ho fatto proprio sul Lago di Gerosa: un progetto tra agronomia ed economia per cui ho lavorato sei mesi. Anni dopo, aver fatto quella passeggiata con una guida che ha ripercorso il tragitto che io avevo visto da internet e scoprire che corrispondeva mi ha fatto effetto. E poi è capitata proprio il giorno del mio compleanno. Pensa che all’inizio non avevo dato l’adesione perché non sapevo cosa avrei fatto, ma poi mi sono detta: “Ci devo andare” ed è stato bellissimo.
Ci dici in una parola cos’è per te il volontariato?
Orgoglio. Quando, in giro per il paese, mi parlano delle iniziative che abbiamo organizzato, penso che, se lo fanno, è perché sono andate bene e le persone che hanno partecipato le hanno apprezzate. Questo mi sprona a portare avanti con ancora più entusiasmo il nostro progetto.
Cosa sogni per la “tua” Comunanza?
Che diventi una meta di destinazione, non solo di passaggio, offrendo servizi alle persone. È quello che stiamo cercando di fare.

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